lunedì 15 febbraio 2010

UN PROGRAMMA PER CREDERCI, TAGLIARE I COSTI DELLA POLITICA

Buongiorno a tutti i membri, vecchi e nuovi di questo gruppo. Ci fa molto piacere constatare che il gruppo è arrivato a crescere a ritmo di circa 250 persone a settimana grazie all’aiuto e al lavoro di molti di voi.

Oggi vorremmo discutere dell’argomento PROGRAMMA. Molti di voi infatti ci scrivono sottolineando il fatto che come movimento politico non siamo credibili perchè non abbiamo un programma, un modus agendi, un percorso politico. Vorremmo ancora una volta specificare che ad oggi l’unico nostro programma è, e lo sarà fino al raggiungimento dell’obiettivo, l’eliminazione delle leggi che permettono il lavoro precario dalla legislazione italiana.

Se e quando riusciremo ad cancellare questa vergona potremo, tutti noi, poi rivolgere la nostra attenzione ad altre problematiche che assillano i lavoratori italiani. E non ci smetteremo mai di ricordare a tutti voi che potremo farlo solo quando riusciremo ad unire tutti i lavoratori precari (o una gran parte) in questo movimento politico. 6.000.000 di lavoratori precari (tanti sono stimati attualmente. Altre stime parlano di 3.500.000) che se uniti potrebbero fare qualsiasi cosa. Ricordatevelo QUALSIASI!!!

In realtà oggi il partito NON ESISTE. O meglio è solo allo stato embrionale. Oggi l’unico nostro (e vostro) lavoro è quello di raccogliere consenso e quanti più lavoratori precari (e non) intorno a questo progetto politico. Il movimento uscirà da internet solo quando avremo uniti a noi una grandissima parte di persone che ci sosterranno. Farlo prima sarebbe un suicidio organizzativo e politico. Per questo scriviamo spesso che bisogna avere pazienza e sopratutto bisogna lavorare insieme a noi per far crescere più possibile il gruppo. Prima saremo in tanti prima potremo agire.

Ritornando alle problematiche che potremo, se ce ne sarà data la possibilità, affrontare e magari risolvere in futuro, quali potrebbero essere e come risolverle? Una delle più preoccupanti è oggi ad esempio un welfare del lavoro debole; cioè un’assistenza sociale che non copre milioni di lavoratori che per esempio negli ultimi mesi hanno perso il lavoro. A metà 2009 si calcolavano circa 3.200.000 lavoratori senza nessuna tutela (senza cassa integrazione, senza assegno di disoccupazione, ecc) e non è un caso che una grande parte di questi erano lavoratori precari.

Ad oggi, visto l’incremento della crisi, i lavoratori che non godono di alcuna assistenza sono notevolmente aumentati. Come fare allora per garantire anche a loro una tranquillità sociale per un tempo abbastanza lungo fino a quando, cioè, non gli sia possibile trovare un altro lavoro? Dove reperire i fondi per farsi carico di queste spese assistenziali utili a coprire anche le fasce più deboli ed esposte del mondo del lavoro? Noi un’ìdea ce l’avremmo e a costo di apparire noiosi vorremmo esporre alcune cifre:

Consideriamo i costi del welfare lavorativo (tra cassa integrazione e assegni di disoccupazione). Tenendo presente che vengono in parte finanziati dagli stessi lavoratori e delle aziende che ne usufruiscono (grazie ad un contributo in busta paga tra l’1,6 e il 2,4 per cento per i sussidi ordinari e all’1,2 destinato alla CIG), considerando il tasso attuale di disoccupazione (oggi è all’8,5%) e i costi assistenziali che esso comporta (circa 8/10 miliardi di euro all’anno), se si volesse ad esempio estendere tale sussidio ai lavoratori che attualmente non ne godono, la cifra necessaria per coprire tali costi si stima raggiungerebbe i 15/16 miliardi di euro annui.

Avremo perciò la necessità di reperire circa 6-8 miliardi di euro. Dove prenderli? Alcuni economisti hanno suggerito come tale manovra possa essere interamente finanziabile grazie ad un’aumento dei contributi da portare al 3,3% sulle buste paghe dei lavoratori. Dal canto nostro pensiamo che si possa risolvere il problema senza ridurre ulteriormente gli stipendi dei lavoratori (che sono già tra i più bassi d’Europa superati anche dalla Grecia e dalla Spagna). Ma allora dove reperire il denaro?SEMPLICE TAGLIANDO DRASTICAMENTE I COSTI DELLA POLITICA, dove nessun partito mai farà assolutamente nessun taglio (E SOTTOLINEAMO NESSUN PARTITO) dato che starebbe a significare una diminuzione degli introiti (e dei benefici di cui godono) che è l’unica ragione per cui ancora esistono e grazie alla quale possono spadroneggiare, nonostante in Italia sia evidente un enorme distacco tra i cittadini e il mondo politico.

Parliamo di cifre reali (e non delle solite email fake che girano su internet): Oggi il mantenimento della Camera e del Senato tra stipendi dei deputati, pensioni, strutture, personale, ecc. ecc. costa a noi tutti cittadini € 2.245.358.429,67 (4.347.620.166.617,13 tradotto in lire cioè QUATTROMILATRECENTOQUARANTASETTE E ROTTI MILIARDI DI LIRE) ogni anno con un incremedio medio del 3% annuo.Se volete conoscere in dettaglio tali costi qui i link ufficiali (e non):

-Trattamento economico deputati
-Costi mantenimento Camera (bilancio 2007-PDF)
-Costi mantenimento Senato (bilancio 2007-PDF)

Questo solo Camera e Senato. Se invece verifichiamo i costi dell’interoo apparato partitico italiano, tradotto in cifre tra stipendi, rimborsi , pensioni, benefit, ecc. questo ci costa circa 4/4,5 miliardi di euro ogni anno cioè 8000/9000 miliardi di vecchie lire ogni anno. Altri costi esosi sono poi quelli del mantenimento dell’apparato burocratico delle provincie (enti pressochè inutili che da soli costano all’anno circa 17 miliardi di euro) il finanziamento pubblico ai partiti (che nonostante un referendum sulla loro abolizione nel 1993 abbia stravinto con il 90,3% di consensi a favore per l’abolizione, questi sono stati reintrodotti sotto forma di rimborso elettorale) che ci costerà fino al 2013 (anno di fine legislatura) circa 1,8 miliardi di euro, ecc., raggiungiamo un tetto di spesa intorno ai 22 miliardi di euro annui (cioè circa 44 mila miliardi di vecchie lire).Eliminando (o riducendo drasticamente) i rimborsi elettorali (dando finalmente giustizia alla volontà espressa dagli italiani nel referendum del ’93) potremmo risparmiare già 1 o più miliardi di euro in cinque anni, Se poi si eliminassimo le provincie si stima un risparmio di circa 14/15 miliardi di euro (impossibile azzerare completamente la spesa), mentre magari dimezzando i costi di Camera e Senato potremo risparmiara altri 2 miliardi di euro.

Fatti i conti ogni anno se attuata tale politica di taglio alle spese e ai rimborsi dei partiti i cittadini italiani potrebbero risparmiare intorno ai 15/16 miliardi di euro (cioè oltre 30 mila miliardi di vecchie lire). Meno della metà di questa cifra (che ripetiamo si risparmierebbe ogni anno) potrebbe servire a finanziare un’assistenza sociale più lunga e per tutti i lavoratori che perdano il posto di lavoro per un periodo certamente superiore agli attuali 8 mesi che viengono coperti dagli assegni di indennità di disoccupazione (12 per coloro che hanno superato i 50 anni) in attesa di trovare un nuovo lavoro. Il resto potrebbe essere usato ad esempio per finanziare la scuola PUBBLICA, gli asili nido COMUNALI, gli ospedali PUBBLICI con strutture da rinnovare, ecc. ecc.

Come vedete non siamo un movimento politico vuoto, ma abbiamo molto chiare le idee sul percorso che vogliamo affrontare e sul come e cosa dobbiamo affrontare. Oggi ci siamo sbilanciati su un possibile nostro programma solo perchè molti di voi ce l’hanno chiesto.

Ma ATTENZIONE: non siamo ancora pronti. Siamo ancora troppo pochi. Per poter eliminare il lavoro precario e poi attuare una politica come sopra mostrato dobbiamo essere milioni e dobbiamo essere tutti convinti fin dentro il nostro midollo di quello che vogliamo fare e sopratutto di riuscire a farcela.

E non abbiamo ancora parlato di lotta all’evasione fiscale e controlli incrociati sui beni di lusso o una tassazione adeguata dei guadagni derivanti da speculazioni in borsa (oggi tale tassazione è del 12,5% e non si capisce perchè non possa essere aumentata per risultare come negli altri paesei della comunità europea) o della lotta al lavoro nero. Si stima che in Italia solo l’evasione fiscale copra una cifra intorno ai 115 miliardi di euro all'anno mentre il lavoro nero come mancato gettito fiscale ci costa circa 33,5 miliardi di euro all’anno.

Totale circa 150 miliardi di euro all’anno cioè 300 mila miliardi di vecchie lire.Immaginate quante cose si riuscirebbe a fare solo con LA META’ di questi soldi. Il nostro Paese potrebbe realmente diventare un Paese moderno se si riuscisse a incassare questi soldi perchè grazie a questa enorme quantità di denaro si potrebbero risolvere tantissimi problemi.Per quanto incredibile (così ci fanno credere), tutto questo può essere attuato solo con la semplice volontà.

Oggi nessun partito ha una reale volontà di risolvere questi problemi semplicemente perchè essi permettono la loro sopravvivenza. Una reale politica dei tagli della spesa del mantenimento dei partiti e del recupero fiscale PUO’ ESSERE ATTUATA. Non è fantascienza economica. Sono cifre reali che possono essere risparmiate, recuperate e usate per fini migliori che non ingrassare i conti dei partiti, solo se voi tutti ci darete la possibilità di arrivare in Parlamento con un grande numero di nostri rappresentanti.

Ricordiamocelo tutti quanti, SE CI CREDIAMO POSSIAMO FARLO. Se non ci crediamo o siamo dubbiosi su questo progetto, non arriveremo mai a nulla. LA VOLONTÀ’ E’ POTERE! E noi abbiamo tantissima volontà e voglia di cambiamento e di trasformare questo povero Paese in un Paese moderno degno di essere in Europa e non come oggi è lo zimbello di tutti gli altri Paese comunitari; a cominciare dalla cancellazione del lavoro precario. Ma abbiamo bisogno del consenso di tutti voi. Del consenso, della fiducia e del lavoro di tutti voi.

Lo staff di
Aboliamo Lavoro Precario

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