martedì 6 aprile 2010

DIVIDE ET IMPERA

Diversi utenti iscritti al nostro gruppo Facebook, ci chiedono quale sia la nostra posizione su temi etici e morali quali matrimonio omosessuale, testamento biologico, coppie di fatto , eutanasia, crocifisso nelle scuole, aborto, ecc. ecc.

Ci aspettavamo che prima o poi si sarebbe giunti a questo. Perché questi temi fanno parte della politica; o meglio vengono appositamente strumentalizzati dalla politica in modo da far credere all’elettorato che ancora esistano delle differenze importanti tra gli schieramenti opposti.

Ma, vi chiediamo, si possono obbligare le persone che fanno parte di un partito ad essere credenti oppure no? Si può chiedere a queste persone di essere tutti a favore dell’eutanasia o no? E la stessa cosa per l’aborto, per il matrimonio omosessuale, le coppie di fatto, ecc. ecc? Può una singola persona far parte di un gruppo e rivedersi in questo gruppo, solo se risponde sì o no a tutte queste domande?

Potremmo farlo. A norma di logica una volta costituito il partito potremmo votare a maggioranza su ogni argomento e imporre il risultato a tutti, come fanno gli altri partiti. Ma poi sarebbe agire come a suo tempo fecero i marxisti che imposero l’ateismo di stato mentre moltissimi russi comunisti continuavano a tenere le croci nascoste sotto i letti e a pregare quando nessuno li guardava. O anche come agirono i conquistadores spagnoli che imposero il cristianesimo alle popolazioni indigene, di quella che poi divenne l’America Latina, e la morte a chi non si convertiva.

Proprio per questo, noi tutti, non possiamo agire in questo modo. Tutte queste decisioni sono troppo intime per essere imposte dall'alto e chi lo fa impone un ricatto (che è poi quello solito della poltrona sicura e dei soldi che ne derivano; cioè se tu non sei d’accordo con questa linea, perché così hanno deciso i segretari di partito, o anche la maggioranza del partito, io non ti metto in lista). Inoltre può chi certe esperienze non le ha vissute imporre il suo parere a chi invece le ha vissute o le vive ogni giorno? Quale diritto abbiamo di parlare a favore o contro l’eutanasia se non sappiamo nemmeno cosa significa avere un malato terminale a casa? O essere innamorati di una persona dello stesso sesso e voler uguagliare i propri diritti a quelli delle coppie eterosessuali? O ancora che diritto abbiamo nell’imporre una scelta a una donna che vuole abortire o una donna che vuole a tutti i costi far nascere il suo bambino anche se, ad esempio, malato?

Queste scelte non si possono imporre a maggioranza. Perché fanno parte della sfera di coscienza più intima dell'individuo e imporle significherebbe certamente andare a ledere i diritti di scelta di ogni singola persona che fa parte del nostro movimento. Significherebbe inoltre creare sicure divisioni all’interno del partito. E noi questo non lo vogliamo perché crediamo che si possa essere tutti uniti per una battaglia, cioè per l'abolizione del lavoro precario, ma ognuno con le proprie idee in merito a tanti altri temi.

Essere pro o contro questi argomenti, che riteniamo comunque importanti, è una decisione che lasceremo alla coscienza di ogni iscritto al futuro partito, con la raccomandazione di stare attenti a non farsi manipolare.

Stare molto attenti a non cadere nel tranello delle divisioni tra coloro che sono per una decisione e quelli che sono per un’altra. Perché certamente questi tranelli, se e quando ci trasformeremo in forza politica, verranno attuati in continuazione. Ricordatevi infatti che è molto più semplice distruggere un movimento politico se questo è diviso piuttosto che combattere una forza coesa. Perchè dividerci sarà la prima cosa che gli avversari tenteranno di fare contro il nostro partito. E dopo aver fatto questo potranno distruggerci senza problemi. Divide et impera. Dividi e domina. Questo è l’agire quotidiano delle lobby, dei poteri forti, per controllare il popolo, il suo dissenso e i suoi partiti.

Ma noi non possiamo cascarci perché l’argomento che più ci interessa ci tiene uniti e indivisibili. Perché l’abolizione del lavoro precario, l’imprescindibile scopo del nostro progetto politico, è il collante del nostro movimento. Ed è a quello che dobbiamo riferirci ogni qual volta incontreremo sulla nostra strada un tema che potrà dividerci. Perché noi non siamo infatti il partito pro aborto o contro aborto, pro eutanasia o contro eutanasia, pro crocifisso o contro crocifisso; noi siamo il partito che vuole cancellare una volta per sempre il precariato dall’ordinamento legislativo italiano ed è per questo che dobbiamo lottare tutti uniti!

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Grazie per l’attenzione
Lo staff di
Aboliamo Lavoro Precario
aboliamolavoroprecario@gmail.com

mercoledì 31 marzo 2010

LE REAZIONI AL DOPO ELEZIONI

Abbiamo assistito su Facebook (ma non solo) alle reazioni di molti utenti al dopo elezioni. La cosa ci ha lasciato abbastanza stupiti perché molti commenti inerenti la perdita di una regione da parte del proprio partito a vantaggio di quello avversario, sono perlopiù catalogabili nella sfera emotiva tipica del tifoso quando assiste alla sconfitta della propria squadra.

Come si può pretendere che un PD, ad esempio, vinca quando il programma che questo partito vuole attivare è praticamente identico a quello dei propri concorrenti?

Prendiamo, sempre ad esempio il caso della vittoria della Lega in Piemonte. Gli elettori che hanno dato uno sguardo ai programmi sanno benissimo che la Bresso (la candidata del PD) e Cota (il candidato della Lega) ne avevano formulato uno identico. E’ subentrato poi il movimento di Grillo e molti analisti, soprattutto quelli di area sinistra, hanno dato la colpa a questi della bruciante sconfitta, visto che sono riusciti a prendere il 4% che in pratica era la stessa percentuale che nelle elezioni regionali del 2005 ha permesso alla Bresso di vincere contro l’avversario di turno.

Ora chiediamoci: cosa si vuole, idealmente, da un partito? La risposta più logica dovrebbe essere: che faccia la volontà popolare! Ma oggi la volontà popolare a cosa è ridotta?
Alcuni votano un partito perchè rispecchia la propria ideologia politica (di destra, di sinistra, di centro). Altri votano un partito perché ha fatto delle promesse per la realizzazione di un qual cosa che gli altri partiti non hanno fatto. Altri ancora perché più concretamente si aspettano che il partito che votano agisca, con leggi e provvedimenti vari, in modo da amministrare la cosa pubblica guardando al bene comune. Dando per buone queste tre ragioni di voto (escludendo clientelismo e tutte le altre male ragioni per cui può essere votato un partito) cerchiamo di capire il voto al movimento di Grillo.

Se Grillo ha una colpa è quella di aver fatto comprendere a una fetta, non enorme ma nemmeno tanto piccola di popolazione, che non si può più votare un partito solo per questioni ideologiche, visto che nella realtà quotidiana i partiti agiscono come comitati d’affari, o per promesse assurde che magari poi non verranno mantenute (pensiamo solo tra le tante, alle dichiarazioni del premier quando afferma che con il loro governo in tre anni debelleranno il cancro) ma piuttosto per la terza ragione da noi evidenziata, cioè per la volontà di gestire la cosa pubblica in modo da rispettare il bene comune (e non come spesso avviene in modo che favorisca i comitati d’affari legati al partito).

Ora cerchiamo di essere onesti con noi stessi. Si può in sincerità affermare che il PD in questi anni (considerando anche gli anni di governo, regionale e non, in cui non si chiamava PD) abbia agito in questo modo?

Guardando sempre il movimento di Grillo, quali erano le differenze rispetto alla Lega e al PD? Grillo, non da oggi, ha messo l’accento su questioni molto importanti: chiedeva tra le varie cose di rendere l’acqua pubblica, di non costruire inceneritori e centrali nucleari e di abbandonare i lavori della TAV. E visto che sia la Lega che il PD nel programma non avevano queste intenzioni (entrambi sono a favore della TAV, per la costruzione di inceneritori e per far gestire l’acqua ad enti privati), chi prima votava sinistra (ma non solo) ha preferito guardare piuttosto ai fatti e cambiare il proprio voto dandolo al rappresentante di lista del movimento di Grillo. Ciò ovviamente non significa che tutti i voti di Grillo sono stati “rubati” alla sinistra. Bisogna però ammettere che certamente una gran percentuale derivano da quell’area politica.

Ma allora, vi chiederete, se i programmi della Lega e del PD erano identici perché ha vinto Cota? Semplice: perché gli elettori di centro destra rispetto a una gran parte di quelli di sinistra (ma non certamente a tutti), sono meno esigenti sulle azioni del loro partito. Vedono il voto perlopiù come lo vede un tifoso per cui l’importante non è come si gioca ma solo e soprattutto vincere. Che poi si vinca anche se nel programma è prevista, ad esempio, la costruzione di centrali nucleari o qualsiasi altra cosa che allo stesso elettore di destra non piace, non fa nulla; l’importante è vincere.

Ma questo “l’importante è vincere” in questi giorni, stando ai tristi commenti presenti su Facebook, l’abbiamo notato anche nell’elettore di sinistra. L’importante dovrebbero essere i programmi o ancora le azioni concrete che si aspettano dal partito che si vota in base alle promesse fatte ma sempre paragonando queste possibili azioni future a quelle passate, perché sarà difficile per un partito che ha agito male in passato, dopo le elezioni migliorare, almeno fino a quando i politici che gestiscono quel partito non vengono cambiati. Ci si dovrebbe piuttosto rattristare più del fatto che un partito voglia dare la gestione dell'acqua ai privati o usare le foreste come biomassa per produrre enegia (cit. Bresso) o voglia costruire l'inceneritore più grande d'Europa (vedi Gerbido-Torino), ecc. non certo perchè un partito del genere perda (ovviamente non c'è da rallegrarsi se un'altro partito che vuole esattamente le stesse cose vince).

Scriviamo questo, perché se il comportamento di noi elettori, e in particolar modo di noi lavoratori precari, non cambierà, se cioè non impareremo a non disperarci se un partito che non fa la volontà popolare perde, anche se questo partito fa capo all’area ideologica per cui “tifiamo”, non sarà mai possibile cambiare/migliorare l’Italia e soprattutto non sarà mai possibile per noi precari liberarci dal lavoro precario.

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Aboliamo Lavoro Precario

Cosa può fare un lavoratore precario?